Intervista a Mattia Martinelli
In vista del Fuorisalone Milano 2026 e della presentazione dell’opera Still 1492 | Never Ending Story di Fidia Falaschetti, realizzata per Angelino Artworks, abbiamo voluto approfondire il significato e le dinamiche di questo progetto attraverso la voce di uno dei suoi principali protagonisti. Abbiamo quindi intervistato Mattia Martinelli, Direttore Generale della Galleria Robertaebasta, realtà di riferimento nel panorama milanese, fondata da Roberta Tagliavini, figura di spicco nel settore e madre dello stesso Martinelli.
Nella prestigiosa cornice internazionale della Design Week, la Galleria si configura come headquarters dell’iniziativa, assumendo un ruolo centrale nella costruzione di un contesto di dialogo e confronto. Un progetto fortemente voluto e condiviso con Angelino Artworks, che intreccia arte, produzione e visione curatoriale, dando vita a una piattaforma culturale capace di attivare relazioni, contenuti e prospettive condivise.
1) Galleria Robertaebasta, fondata da Roberta Tagliavini e situata nel cuore di Brera, rappresenta oggi una realtà autorevole e riconosciuta nel panorama milanese, capace di coniugare ricerca, qualità e visione curatoriale. In questo contesto, quali motivazioni vi hanno portato ad accogliere la proposta di Angelino Artworks di eleggervi sede istituzionale di Still 1492 | Never Ending Story?
Ho accolto la proposta di Angelino Artworks perché intercetta una riflessione oggi necessaria. Il Fuorisalone tende sempre più verso una dimensione esclusivamente commerciale, legittima, ma talvolta a scapito della ricerca e del contenuto artistico. Still 1492 | Never Ending Story mi ha convinto proprio per la sua capacità di riportare al centro l’opera come spazio di pensiero, offrendo al pubblico una dimensione critica e narrativa che solo l’arte può generare.
2) Nel contesto del Fuorisalone Milano, quale valore strategico assume per voi ospitare un’iniziativa che integra dimensione artistica, contenuto culturale e una rete articolata di Partner?
Come ogni opera monumentale, anche questo progetto nasce da un processo collaborativo, sviluppato in tandem con Francesco Pacchiotti di Angelino Artworks, figura di forte visione e iniziativa. Per la Galleria, accogliere un progetto di questa natura significa sostenere pratiche che fanno della collaborazione non solo un metodo, ma un elemento costitutivo del significato dell’opera. Il lavoro, caratterizzato da un forte impatto simbolico, si configura come una riflessione sulla responsabilità collettiva. Il titolo Never Ending Story richiama la persistenza di dinamiche quali appropriazione e marginalizzazione, ancora profondamente radicate nel presente: tematiche rispetto alle quali riteniamo fondamentale posizionarci come spazio critico e consapevole.
3) L’opera si avvale del fondamentale contributo esecutivo di Angelino Artworks. Quali elementi hanno definito il rapporto instaurato e in che modo questa sinergia ha consentito di tradurre la visione artistica in una presenza concreta e coerente all’interno dello spazio espositivo?
Tra ideazione e realizzazione di un’opera esiste sempre una distanza complessa, che può mettere a rischio il progetto iniziale. Affidarsi ad Angelino Artworks ha significato poter contare su una competenza esecutiva capace di tradurre la visione in modo coerente e preciso. Il risultato è un lavoro di grande impatto, che invita a riflettere su memoria, identità e responsabilità collettiva nel cuore di Brera.
4) La vostra Galleria si presenta, in questa occasione, non solo come spazio espositivo ma anche come luogo di incontro e confronto professionale. Quanto è centrale per voi questa dimensione relazionale all’interno di appuntamenti di questo tipo?
Riteniamo fondamentale superare una visione della Galleria limitata alla sola dimensione commerciale o espositiva. Robertaebasta vuole essere anche un luogo di confronto e responsabilità culturale, capace di promuovere dialogo e riflessione, soprattutto su tematiche sociali rilevanti. Se da un lato è essenziale mantenere un rapporto solido con i collezionisti, dall’altro è altrettanto centrale comunicare e sostenere il valore profondo dell’arte come strumento critico e culturale.
5) Durante la kermesse, avete previsto una serie di talk ospitati in Galleria, con la partecipazione dell’artista Fidia, di Ashley Callingbull – colei che ha ispirato il significato più profondo dell’opera, del Direttore Creativo di Angelino Artworks Francesco Pacchiotti e di rappresentanti di importanti realtà italiane, Partner dell’evento. Quale tipo di dialogo intendete attivare attraverso questi incontri?
I talk nascono con l’obiettivo di ridurre la distanza che spesso si percepisce tra il pubblico e il mondo dell’arte. Vogliamo creare uno spazio di confronto aperto, in cui artisti, professionisti e partner possano dialogare attorno ai temi centrali dell’opera. È un modo per rendere accessibili questioni complesse come identità, memoria e responsabilità collettiva, offrendo al pubblico strumenti di lettura e nuove prospettive, ma anche una maggiore comprensione del concetto stesso di arte e dei processi di produzione. In questo senso, l’arte diventa un punto di partenza per un dialogo più ampio e condiviso.
6)In che modo la presenza di un network così articolato di interlocutori contribuisce a rafforzare il ruolo della Galleria come piattaforma culturale durante il Fuorisalone?
Una rete così articolata di professionisti e interlocutori non può che generare stimolo, confronto e apertura. È proprio attraverso queste connessioni che la Galleria si attiva pienamente, diventando uno spazio vivo di dialogo e rilevanza culturale. Siamo, e vogliamo continuare a essere, una Galleria nata per diffondere la qualità dell’arte nel mondo e i valori che essa è in grado di trasmettere.
7) Accogliere un progetto di questa natura e così concettualmente denso, significa anche interpretarne e valorizzarne la visione. Quali aspetti ritenete fondamentali affinché possa esprimersi pienamente all’interno dello spazio espositivo?
Riteniamo fondamentale restituire la visione complessiva del progetto, evitando che l’opera venga letta esclusivamente in chiave estetica. È importante che emerga la sua dimensione narrativa e simbolica, così come la complessità dei temi che affronta. In questo senso, anche i talk in programma diventano parte integrante del progetto, contribuendo ad approfondirne i contenuti e a renderli più accessibili. L’opera si configura come un monito che tocca questioni ancora attuali, come la violenza e la marginalizzazione di alcune popolazioni, ma anche il rapporto predatorio dell’uomo con l’ambiente. Il nostro ruolo è creare le condizioni affinché questo messaggio sia chiaro e condiviso, permettendo al pubblico di coglierne pienamente il significato.
8) Guardando alle prospettive future, ritenete che esperienze come questa possano consolidare un modello evoluto di collaborazione tra Galleria, artisti e realtà produttive come Angelino Artworks?
Ritengo che questo progetto rappresenti un modello efficace, capace di unire qualità artistica, contenuto culturale e collaborazione tra realtà diverse. Non è un’esperienza che si esaurisce con il Fuorisalone: l’idea è continuare a svilupparla e raccontarla nel tempo, mantenendo vivo il dialogo tra galleria, artisti e partner.
Grazie!










