Il Fuorisalone 2026 si avvicina rapidamente e con la presentazione dell’opera totemica realizzata da Fidia e Angelino Artworks – Still 1492 | Never Ending Story – all’orizzonte, abbiamo voluto ascoltare le parole di colei che potremmo definire la musa ispiratrice del progetto: Ashley Callingbull. Attrice, modella e conduttrice televisiva, originaria della Enoch Cree Nation in Alberta, Canada, è una voce globale per i diritti dei popoli indigeni.
Ashley, oggi sei una delle voci più influenti sui diritti indigeni, anche tra le giovani generazioni. Qual è, secondo te, il messaggio più importante che il mondo dovrebbe comprendere sulla storia e sull’identità dei popoli nativi?
Direi che il messaggio più importante è che la nostra storia non è qualcosa confinato al passato: è viva, in corso ed è profondamente connessa a ciò che siamo oggi. I popoli indigeni non sono reliquie dei libri di storia; siamo nazioni vive, in evoluzione, con lingue, culture e identità che sono sopravvissute nonostante secoli di colonizzazione. Il mondo deve comprendere che le nostre storie includono resilienza, forza e continuità, non solo trauma. Riconoscere questa verità è il primo passo verso un autentico rispetto e una reale riconciliazione.
Molti giovani stanno riscoprendo le proprie radici culturali e spirituali. Quanto è importante oggi difendere e trasmettere i valori delle tradizioni indigene in una società sempre più globalizzata?
È estremamente importante. In un mondo globalizzato è facile che le culture vengano diluite o fraintese ma per i giovani indigeni riconnettersi alle proprie radici è un atto di empowerment. Le nostre tradizioni racchiudono insegnamenti su identità, responsabilità e appartenenza. Trasmetterle assicura che le future generazioni sappiano chi sono e da dove vengono. Questi valori non sono solo rilevanti, sono ancore necessarie in un mondo in rapido cambiamento.
Il nuovo totem Still 1492 | Never Ending Story, creato da Fidia in collaborazione con Angelino Artworks e ispirato a te, denuncia i diritti violati e le terre sottratte ai popoli nativi americani. Guardando al mondo di oggi, quale ingiustizia o contraddizione speri che il pubblico riconosca immediatamente quando si trova di fronte a quest’opera?
Quando le persone vedono Still 1492 | Never Ending Story, spero che riconoscano subito che la colonizzazione non è solo storia: è ancora in corso. La contraddizione è che, mentre molte società celebrano il progresso e i diritti umani, le comunità indigene stanno ancora lottando per diritti fondamentali come la terra, l’acqua e l’autodeterminazione. Vorrei che chi osserva l’opera si confronti con questo disagio: come possiamo definirci società giuste ed eguali se queste ingiustizie persistono?
Quest’opera sarà presentata a Milano durante il Fuorisalone 2026, uno degli eventi culturali più internazionali d’Europa. Pensi che l’arte contemporanea possa diventare uno strumento efficace per riportare le questioni indigene al centro della conversazione globale?
Assolutamente. L’arte ha una capacità unica di raggiungere le persone a livello emotivo, oltre i dati e i titoli dei giornali. In un evento come il Fuorisalone di Milano, dove si incontrano persone da tutto il mondo, quest’opera può stimolare conversazioni che altrimenti non nascerebbero. L’arte contemporanea può tradurre storie complesse in qualcosa di immediato e umano. Invita le persone non solo a osservare ma a sentire – e il sentire spesso porta a consapevolezza e azione.
Molte culture indigene hanno sempre parlato di equilibrio tra esseri umani, comunità e natura. Guardando alle crisi ambientali e sociali di oggi, pensi che la società moderna abbia qualcosa da imparare da questa visione?
Sì, profondamente. Le visioni del mondo indigene sono radicate nell’equilibrio tra le persone, la terra e tutti gli esseri viventi. La società moderna spesso privilegia consumo e crescita rispetto a sostenibilità e connessione. Le crisi ambientali che affrontiamo oggi sono il riflesso di questo squilibrio. Gli insegnamenti indigeni ci ricordano che non siamo separati dalla natura ma ne facciamo parte. C’è una grande saggezza in questa visione, che potrebbe guidarci verso un modo di vivere più sostenibile e rispettoso.
Se potessi parlare direttamente alle persone che si fermeranno davanti a questo totem a Milano, quale domanda o riflessione vorresti lasciare loro?
Chiederei: cosa significa davvero ascoltare? Non solo quest’opera, ma le voci e le esperienze che rappresenta. Siete disposti a mettere in discussione ciò che vi è stato insegnato? Siete aperti a comprendere prospettive che possano confutare la vostra visione del mondo? Il cambiamento inizia dall’ascolto, non per rispondere ma per comprendere.
Guardando alla tua esperienza personale e alle storie della tua comunità c’è un ricordo, un insegnamento o un momento che senti di voler condividere per trasmettere al pubblico la forza e la resilienza dei popoli nativi?
Un insegnamento che porto con me è l’importanza della comunità e dell’onorare chi è venuto prima di noi. Penso alla forza dei miei antenati e a tutto ciò che hanno sopportato affinché io potessi essere qui oggi e far sentire la mia voce. Questa resilienza vive in tutti noi come popoli indigeni. Non si tratta solo di sopravvivere ma di prosperare, riappropriarci della nostra identità e portare avanti la nostra cultura con orgoglio. Questo è ciò che vorrei che le persone ricordassero.










